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Come fare i circuiti stampati
 
 
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Ricordo i tempi in cui i circuiti stampati li facevo a mano, dal disegno al trasferimento delle piste sul circuito da fare.    
Fare un circuito complesso, all’epoca, era una vera e propria impresa che richiedeva parecchie ore di paziente lavoro e, il risultato era quasi sempre che lasciavo perdere.     
Ora, con il PC ed un bromografo, non mi pare vero poter fare circuiti molto complessi in pochi minuti.     
Ho letto vari siti su internet, su come si fanno i circuiti, uno diverso dall’altro tanto da sembrare discordanti e tali da lasciare indecisi su come fare.      
Qui descrivo come li faccio io e devo dire che mi vengono proprio bene.
 
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Oggi, per fare un bel circuito stampato, bisogna ricorrere all’uso di un PC con installato un buon programma per fare gli sbrogli degli schemi elettrici. (sbrogliare vuol dire ricavare le piste tenendo conto delle dimensioni dei componenti e della basetta). 
Una volta fatto lo sbroglio, potete stampare il master con una stampante laser o a getto d’inchiostro.    
Dovete settare la stampante alla massima risoluzione ed al massimo contrasto ed usare pellicole da proiezione appositi, a seconda del tipo di stampante. 
Io ho ottenuto ottimi risultati con una getto d'inchiostro epson. 
Le stampanti HP e Lexmark sono state praticamente inutilizzabili perchè il master ottenuto non è sufficientemente nero e coprente. 
Con le stampanti laser è invece obbligatorio l'uso dell'apposito spray chiamato toner annerente che, dato sul master appena stampato, chiude tutti i pori e annerisce meglio.
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Bisogna stampare il circuito in modo che, sulla parte stampata della pellicola, risulti rovesciata rispetto a quello che sarà il circuito stampato.     
Non occorre stampare in negativo perché useremo delle basette presensibilizzate positive. 
Fatto questo, bisogna controllare il master in controluce per verificare che non ci siano difetti di stampa e, eventualmente, correggerli con un pennarello nero.
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Una volta che il master è fatto, lo poniamo sul bromografo con la parte stampata verso l’alto.    
A questo punto tiriamo fuori dal cassetto la piastra presensibilizzata da trattare. 
Le piastre già sensibilizzate si trovano nei negozi di elettronica, ce ne sono di varie misure e spessori sia a singola che doppia faccia.     
Prima di maneggiare la basetta, occorre abbassare la luce ed evitare che la luce del sole entri direttamente nella stanza di lavoro.
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Togliamo la pellicola protettiva dalla basetta, badando a non toccare la superficie di rame per non lasciare impronte, e poniamo la basetta sulla pellicola già posta sul bromografo. 
La parte ramata da esporre alla luce deve essere a contatto con il lato stampato della pellicola.     
Sopra la basetta dobbiamo metterci un peso per essere sicuri che tra il rame e la pellicola non ci siano spazi vuoti o bolle d’aria. (un peso di mezzo chilo và bene)
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Impostiamo il tempo di esposizione sul timer e facciamo partire il bromografo. 
Se non avete un bromografo, potete usare delle normali lampadine ma aspettatevi tempi di esposizione molto lunghi, dai 15 minuti alle 2 ore, e dei circuiti di qualità inferiore (da quanto uso il bromografo, ho notato subito un netto miglioramento della qualità finale del circuito).     
Con questo bromografo, occorrono 50 secondi per avere la corretta esposizione della basetta. 
La qualità delle basette presensibilizzate è un fattore molto importante ai fini del risultato ottenuto.
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Appena terminata l’esposizione, occorre procedere subito allo sviluppo della piastra.        
Occorre, cioè, immergere la piastra in una soluzione composta da acqua e soda caustica. 
Sono in vendita, nei negozi di elettronica, soluzioni già pronte e solo da diluire.     
Potete anche comprare la soda caustica e scioglierla da soli ma, è pericoloso: può provocare gravi ustioni. 
Entro pochi secondi dall’immersione, vedremo apparire il disegno delle tracce sul rame. 
La soluzione ottimale da adottare per questa operazione è una soluzione composta da 7 grammi per litro di acqua.
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Quando vedremo che il fotoresist che ha preso luce sarà andato via tutto, lasciando il rame sottostante ben lucido, potremo passare al risciacquo sotto acqua corrente. 
Durante lo sviluppo potete strofinare la basetta per facilitare il distacco del fotoresist impressionato. 
Dopo il risciacquo, la basetta è pronta per l’incisione in acido.     
Per questo, potete usare due metodi: Percloruro ferrico oppure Acido cloridrico con acqua ossigenata. 
Il percloruro è da preferire se non si è pratici nel maneggiare acidi e sostanze pericolose.
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Prendete una vaschetta di plastica (va bene anche quella usata per lo sviluppo purchè risciacquata) e metteteci la basetta da incidere.     
Versate il percloruro ferrico nella quantità sufficiente a coprire la basetta facendo attenzione a non schizzare fuori perché macchia tremendamente. Tenete in leggera agitazione per circa 15 minuti fino a che il rame da asportare sia venuto tutto via.    Potete controllare inclinando la vaschetta in modo da scoprire la basetta.   (attenzione ai versamenti).
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Quando tutto il rame da asportare è andato vià, potete togliere la basetta con una pinzetta di plastica (evitate le pinzette metalliche) e sciacquare sotto acqua corrente. 
Il percloruro usato andrebbe riposto nella boccetta e riutilizzato fino al suo esaurimento e poi andrebbe smaltito, come rifiuto tossico, portandolo agli organi di smaltimento. 
Invece del percloruro ferrico si può usare l’acqua ossigenata a 130 volumi e l’acido cloridrico tecnico ma, sono sostanze molto pericolose e necessitano di estrema cautela.
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In alternativa potete comprare l’acido cloridrico al 13% (muriatico, quello del supermercato) e l’acqua ossigenata a 60 volumi (la trovate dal forniture per parrucchieri). 
Mettete nella vaschetta 5 ml di acqua ossigenata e 20 ml di acido cloridrico e poi ci mettete la basetta da incidere.      
Vedrete la basetta perfettamente incisa in pochissimi secondi. 
A questo punto potete aggiungere acqua di rubinetto nella soluzione, per smorzare l’acido, togliere la basetta e sciacquarla.     
Potete gettare la soluzione aggiungendo del bicarbonato.
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L'operazione di foratura me la sono resa comoda e qui appresso spiego come si sono attrezzato...... 
 
Ho preso due led di diversa misura, uno grande, a luce rossa da  10 mm di diametro ed uno normale, a luce bianca da 5 mm di diametro.
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Il led grande coincide perfettamente con il foro presente alla base della colonna, tanto da rimanere ben incastrato. 
Avrei voluto mettere anche delle batterie ed un interruttore ma, per ora soprassiedo per vedere se la luce funziona bene.
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Nel foro presente nel morsetto portatrapano, ho inserito un tubo di pvc trasparente del tipo di quelli che vendono nei negozi di acquario. 
Esso andrà collegato, a monte, con una soffiante da acquario e servirà per rimuovere i trucioli di foratura dalla zona lavoro.
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Qui si vede il tutto montato e funzionante.    
Si vede la soffiante per acquari e la luce rossa prodotta sotto il circuito stampato.
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Questo è il particolare della foratura con il led piccolo a luce bianca. 
Il led piccolo ha bisogno di essere fissato con una boccola.
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Qui, invece, si vede il led grande a luce rossa ed il tubicino che manda aria delicatamente. 
La flessibilità del tubicino, permette di non interferire con il cambio delle punte, e la stazione così attrezzata, risulta molto comoda.     
L’operazione di foratura può essere eseguita con maggiore precisione, comodità e velocità.  
Se tenete conto che a volte capita un circuito con un grande numero di fori da fare, questa colonna attrezzata rappresenta una mano santa.
 
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